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La pulce

di Ermanno Cavazzoni

da "Guida agli animali fantastici", Guanda, 2011

 

Le pulci, diceva il filosofo stoico Crisippo nel libro della Fisica, servono per tenerci svegli, altrimenti l'uomo si addormenta. Niente di quello che c'è al mondo è inutile, anche i pizzichi. L'uomo senza le pulci avrebbe un sonno ottuso come un tronco di legno. Le pulci invece aiutano a vegliare filosoficamente. Basta una pulce e nella notte uno fa' passi avanti nella riflessione.

I topi pure servono affinchè le cose siano sistemate con giudizio e con le dovute precauzioni. Gli stoici avevano l'idea che niente è superfluo. Le malatie veneree distolgono l'uomo dal pensiero sessuale e lo indirizzano alla filosofia. Il mal di denti serve perchè in tempo di pace si sappia cos'è il dolore, e in mancanza di pulci uno possa star sveglio a meditare di notte. Se chi ha mal di denti ha anche le pulci e ad esempio anche un bruciore infettivo alle parti veneree, la meditazione notturna sarà disperata, giungendo a punte elevatissime e universali, che non sono accessibili all'uomo sano e igienizzato, il quale vive a un basso gradino dell'umanità. Ma in particolare è la puce l'aiuto maggiore alla filosofia. La pulce aspetta la notte acquattata in silenzio e pressochè impercettibile, poi quando l'uomo si addormenta è scandalizzata che si butti via il tempo, la vita è breve, l'uomo è fatto per osservare il mondo e pensarlo, gli animali sono fatti per servire l'uomo, questo anche la pulce lo sa, che tra tutti gli animali è la più prossima allo stoicismo, e così punge l'uomo, e se non si sveglia lo punge di nuovo, l'uomo si agita in sogno, ma questo alla pulce non basta, perchè i sogni, dicono gli stoici, non sono pensiero o osservazione, ma vengono da altrove, sono ricevuti e non li si comanda, e questo la pulce lo sa, o comunque lo intuisce, e punge di nuovo, o chiama i suoi parenti annidiati nei pressi ad aiutarla nel compito che la natura le ha dato. Ed ecco che l'uomo sveglia la mente, si gratta (che è il primo passo del pensiero stoico), accende una luce e osserva; osserva prima la puntura e il gonfiore cutaneo, poi la camera, con il comò, il comodino, due sedie, la finestra chiusa, il fischio lontano di una locomotiva, che nei tempi antichi non c'erano, ma oggi quando lo si sente significa che non si dorme e si veglia, nei tempi antichi si sentiva il grido lontano delle sentinelle a significare la veglia; la pulce così è soddisfatta, che il suo filosofo stoico non dorma ed osservi, perchè il mondo se non è osservato non esiste, o in ogni caso esiste in grado minore, ovvero esiste inutilmente, e alla pulce le si stringe il cuore vedere il comò, il comodino, le sedie eccetera perdurare nel buio inutilmente e lì nel suo letto un filosofo stoico sotto il lenzuolo che però è come se non esistesse facendo con ciò non esistere niente, anche il comò, le sedie, il comodino, che di conseguenza sono disperati, sull'orlo del nulla, stare lì come dei condannati incatenati ad un posto senza occhiata, anche una sola, che li riconosca, perchè il filosofo entro cui potrebbero esistere dorme. E così la pulce, animale fautore per eccellenza della corrente stoica della filosofia, che sente la disperazione del mondo quando il filosofo dorme, è da cosiderarsi una sentinella che vigila, e che il filosofo ringrazierà, e il mondo esso pure le sarà riconoscente, perchè senza di lei, senza la pulce, esisterebbe ad intermittenza, e la notte, che è lunga, sarebbe tutta una lunga e vuota disperazione.

 

 

 

 

 

 

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